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Artist Statement

Mi considero un creativo nel senso più ampio del termine e come tale propenso a una continua sperimentazione e innovazione del lavoro.
Agisco per “interferenze” nei vari ambiti artistici unendo, anche con collaborazioni, differenti discipline in un unico progetto.
Il mio lavoro parte da domande e intuizioni per proseguire attraverso ricerche e riflessioni fino a giungere all'elaborazione finale.
Nelle mie opere non c'è improvvisazione essendo il risultato di un’accurata preparazione e di un dichiarato progetto compositivo, dove materia, colori e disegno si uniscono in modo interfunzionale al processo creativo. .
Le necessità dell’idea, mi portano a usare, indifferentemente e senza pregiudizio qualsiasi media, olio, acrilici, pastelli, matite, polveri minerali, tessuti e collage. Ritengo necessario che materia e segno debbano lavorare insieme per esprimere al meglio la creazione finale.
Amo la pennellata lenta, lunga e lineare come fosse anch’essa un segno del disegno.

Da queste idee processuali, nascono i “Glifi”, forme antropomorfe che nel mio immaginario, rappresentano il punto d’origine della mia ricerca espressiva, al momento attuale, questo senza dimenticare gli inizi della mia esperienza pittorica volta ad un pop-espressionismo nella quale ancora oggi mi riconosco.
Questi segni antropomorfi, pur essendo forme primarie, appunto Glifi, sono anche esempi di una appassionata ricerca alfabetica e in quanto tali si sono evoluti in fonts.
Ma la bidimensionalità pittorica si è rivelata presto troppo stretta (piatta).
Nascono così le sculture glifiche con opere che mischiano legno e metallo a elementi raccolti direttamente in natura.
Nel 2012 è iniziata una nuova fase della mia ricerca artistica, volta a una figurazione esplicita che interroga il mito per poi, come una interferenza, fondersi con il ritratto contemporaneo.
In conclusione, faccio arte perché è parte essenziale di ciò che sento e penso e la forma artistica è il modo per esprimermi e colloquiare con la società.

Influenze

Vivendo di contrasti ed essendo culturalmente nomade, ho alcune ambivalenze artistiche.
Innanzitutto amo la parola, percepita non come suono significante ma come evocazione figurativa. Questo mi ha portato a studiare l'aspetto ideografico degli alfabeti, quindi il design calligrafico in particolare Adrian Frutiger.
Sento molto vicina la cultura giapponese, di cui sono un appassionato cultore e di cui, in particolare, amo esplorare la lineare eleganza e forza di un ideogramma Kanji, l’allusione figurativa di un Haiku ma anche l'impetuoso pop più contemporaneo.
Prediligo le campiture di Bacon, la figurazione astratta di Giacometti ma anche la purezza di Melotti col quale ho collaborato, la fotografia di Avedon e allo stesso tempo, sono anche influenzato da tutto ciò che vedo nella mia contemporaneità, dalla pubblicità ai comics in particolare quelli che da giovane mi hanno avvicinato al disegno, come Little Nemo (Winsor McCay), Flash Gordon (Alex Raymond ) e le serie su Metal Hurlant (Jean Giraud alias Moebius).